Skip to main content

Quale Terriccio Usare per il Rinvaso di una Pianta

Scritto da Massimo Tortorici, 18 Mar 2022. Pubblicato in Caffè Tropicale.

Il terriccio “Universale”, quello che viene venduto come compatibile con tutte le piante coltivabili sulla faccia della terra, non va bene. Specifico: non va bene se usato da solo, ma è OK se viene mischiato a tutta una serie di altre cose.

È primavera, avete tanta voglia di fare e l’entusiasmo non vi manca, in tutti i campi. Se, come credo, vi piacciono un po’ le piante, state pensando “Finalmente è arrivato il momento di rinvasare quell’Anthurium che non entra più nel vaso” o ancora “Ora sostituisco il terriccio di quella Calathea, è lo stesso da due anni!”. Ed ecco che vi viene in mente quel terriccio universale bio che avete visto in offerta al supermercato dove siete solite/i andare; oppure decidete che è giusto investire qualche euro in più, comprando un terriccio adatto per quella categoria di pianta. Beh, mi spiace dirvelo, ma, in entrambi i casi, non state facendo una scelta ottimale. In questo articolo proverò a spiegarvi perché, dandovi anche qualche consiglio sul tipo di terreno più adatto per le vostre piante.

Perchè il terriccio universale non va bene

Partiamo dal concetto principale. Il terriccio “Universale”, quello che viene venduto come compatibile con tutte le piante coltivabili sulla faccia della terra, non va bene. Specifico: non va bene se usato da solo, ma è OK se viene mischiato a tutta una serie di altre cose. Vi starete chiedendo “perché non va bene? Le piante stanno in terra, il terriccio è universale, quindi..” eh no, qui sta l’errore! Quelle che teniamo in casa (e in balcone), sono piante che in natura, non fanno crescere le loro radici in un vaso di diametro 30 cm e altezza 25, non vivono in un ambiente privo di insetti e micro-organismi, con ricircolo dell’aria minimo e non sopravvivono in condizioni di luce non esattamente corrispondenti ai loro desideri. Insomma, il problema per cui non va bene usare solo il terriccio universale, per un rinvaso, vi sembrerà strano, ma è collegato a tutti questi elementi.

Cosa serve al substrato di una pianta da interno (e da esterno)

Ok, l’ho presa alla larga, lo ammetto. Volete sapere cosa serve al terreno in cui mettete a dimora la vostra bella pianta quando la rinvasate? Eccoli messi in fila:

  • Apporto nutritivo costante
  • Umidità a livelli congeniali
  • Buon livello di arieggiamento
  • Capacità Drenante

Sembra complicato, ma in natura, in realtà, è tutto molto semplice. Gli animali che “pascolano” nei dintorni di qualsiasi pianta forniscono l’apporto nutritivo costante di cui esse hanno bisogno, principalmente grazie alle loro deiezioni. Lo stesso fanno gli insetti che abitano nel terreno, che, inoltre, lo smuovono continuamente, garantendone l’arieggiamento. Il resto lo fa la composizione del terreno, ricco dei micro- e macro-elementi più adatti al tipo di pianta che vi cresce, in grado di massimizzare il livello di umidità esterno ed interno di quello specifico habitat, e di drenare l’acqua in eccesso (o di trattenerla) se serve. Magia? No, semplicemente Madre Natura. Quello che facciamo noi quando coltiviamo piante in casa, è provare ad imitarne la perfezione. Comporre il giusto mix di terra in cui far crescere una particolare pianta, è solo uno dei pezzi di questo puzzle.

I limiti dei terricci specifici commerciali

Li abbiamo citati nell’introduzione. Si tratta di terricci venduti come ideali per piante verdi, per piante grasse, terricci per la coltivazione di agrumi, adatti a piante fiorate, etc. Ora, tutti questi terricci specifici sono in effetti diversi dal terriccio universale e, a seconda della categoria di piante per cui sono studiati, presentano delle componenti adatte a quel tipo di coltivazione. Il problema però è la concentrazione di questi elementi, molto scarsa, in tutti i casi. Facciamo un esempio: il terriccio per piante verdi in genere contiene perlite, elemento di cui si parlerà a breve; peccato che il rapporto sia 1 a 100 (un granello di perlite per 100 granelli di terra), quando invece dovrebbe essercene 20-25 volte tanto. Sveliamo però la prima notizia in grado di darvi sollievo: per le piante che tenete fuori in balcone 12 mesi l’anno e per le piante grasse, questi terricci specifici vanno bene, alla fine. E cioè sono ok, le piante ci si adattano a sufficienza, nel caso delle grasse, perché sono piante che in genere non hanno grosse pretese, nel caso delle piante da esterno, perché tutto sommato stando fuori sperimentano condizioni ambientali più naturali (maggior ricambio d’aria, più luce, più fotosintesi e terreni che si asciugano prima). Per tutte le altre piante verdi, spesso tropicali, che tenete in casa, beh, può esservi utile leggere le prossime righe.

Semplice Terriccio Universale

Elementi da utilizzare per un buon substrato

E allora, quali sono questi elementi magici che fanno crescere le nostre piante da interno sane e rigogliose?
Eccovi una breve sintesi:

  • Chips e Fibra di Cocco: componenti leggeri che si mantengono discretamente umidi, una volta bagnati. Non si compattano fra loro e occupando un discreto spazio, garantiscono un buon arieggiamento.
  • Perlite, Pomice, Lapillo Vulcanico: materiali porosi, in grado di farsi attraversare facilmente dall’acqua e di trattenerne la giusta quantità; fondamentali per mantenere il giusto livello di umidità. La perlite è la più leggera tra i tre e trattiene meno acqua, ma è anche l’inerte più facile da trovare in commercio. Si può usare l’uno o l’altro, a me piace mischiare perlite e pomice o lapillo.
  • Bark: ricavato dalla corteccia di pino, aiuta a creare spazi nel terreno, aumentando il grado di traspirazione ed evitando che le radici soffochino. Meno impermeabile della fibra di cocco, ma più facilmente asciugabile del terriccio vero e proprio.
  • Orchiata: fratello maggiore del bark, da utilizzare per rinvasi di piante importanti, vista la dimensione.
  • Zeolite: minerale noto per l’elevata capacità di assorbire chimicamente gli elementi nutritivi dei concimi liquidi, rilasciandoli gradualmente. Venduta in “pietruzze”, sul mercato ci sono alcuni substrati fatti di vari materiali minerali aventi queste proprietà (inclusa la Zeolite e la Pomice) come ad esempio il Lechuza-Pon. Un altro minerale valido, con caratteristiche simili alla Zeolite, in termini di leggerezza e capacità di massimizzare la resa dei concimi liquidi è la Vermiculite.

Questi appena elencati, sono elementi che possono essere usati mischiati tra loro, anche senza l’aggiunta di terriccio. Sì, lo so, sembra una cosa molto strana, ma in realtà un esempio concreto, alla portata di tutti è quello delle Orchidee: avete mai visto del terriccio nel vaso di un’Orchidea?

Tuttavia, a mio avviso, del terriccio universale non si può proprio fare a meno (Orchidee a parte). Il perché lo vediamo nel prossimo paragrafo.

Bark
Fibra e Chips di Cocco

Come compongo il mix adatto alle mie piante?

Il Mix adatto per le vostre piante andrà deciso sicuramente tenendo conto delle caratteristiche degli elementi illustrati nel paragrafo precedente. Non solo però. Già, perché l’altro elemento da considerare, siete voi. Bisogna infatti tener conto del fatto che meno terriccio nel mix equivale a maggior capacità drenante (cioè molta più acqua che viene espulsa dai fori di drenaggio, anziché rimanere dentro il vaso), e a maggior facilità di asciugatura del mix stesso; tradotto, minore sarà la quantità di terriccio userete nel mix, maggiore sarà la frequenza delle annaffiature. Quindi, se pensate di non essere in grado di innaffiare ogni settimana e di non avere troppa pazienza nel far scolare l’acqua in eccesso (che non deve assolutamente rimanere nei sottovasi), usate più terriccio, altrimenti, osate pure!
Vediamo alcuni esempi di mix:

  • Marantacee (Calathea, Maranta Leuconeura): piante che hanno bisogno di mantenere un elevato livello di umidità del terreno. Un buon mix potrebbe quindi essere composto da: 25% terriccio, 30% perlite e/o pomice/lapillo, 15% Fibra e Chips di Cocco, 25 % Bark, 5% Zeolite o Pon.
  • Aracee (Alocasia, Monstera, Pothos, Philodendron): piante che hanno bisogno di mantenere un livello di umidità buono e costante. Un’idea potrebbe essere: 20% terriccio, 25% perlite e/o pomice/lapillo, 25% Fibra e Chips di Cocco, 25% Bark, 5% Zeolite o Pon.
  • Altre piante che hanno esigenze di umidità del terreno più basse rispetto ai casi precedenti (Ad esempio Ficus, Kenzia, Pilea Peperomioides): 20% terriccio, 25% perlite e/o pomice/lapillo, 30% fibra e chips di cocco, 20% bark, 5% Zeolite o Pon.

Naturalmente, tutti questi elementi vanno mischiati assieme, non vanno certo messi a strati all’interno del vaso. In ogni caso si tratta solo di indicazioni di massima, e non è detto che abbiate voglia né modo di comprare tutti gli elementi illustrati. Di base però, oltre al semplice terriccio universale, la Perlite dovete averla (e non avete scuse perché si trova in tutti i vivai); anche il Bark è un elemento imprescindibile.

Perlite

Altri elementi utilizzati per creare substrati

In commercio, oltre a quelli citati sopra, ci sono altri elementi spesso utilizzati. Per semplicità ho cercato di fare una mia personale selezione. Vi riporto per completezza la lista degli esclusi:

  • Torba: materiale naturale che ha la duplice funzione di ossigenare il terreno e nutrirlo. Spesso è presente nei terricci originari delle piante che compriamo, in quanto favorisce la germogliazione. Se proprio volete usarne un pò, tenete conto che in molti terricci universali o per piante verdi, ce n’è in discreta misura.
  • Argilla Espansa: materiale inerte spesso consigliato per aumentare il drenaggio del terreno; per capirci, va confrontato con Perlite e Pomice. Rispetto a queste ultime, però, l’argilla espansa, soprattutto quella da giardinaggio, è divisa in pezzi più grandi ed è meno porosa. Tradotto, trattiene più acqua e quindi mantiene il terreno pericolosamente più umido.
  • Sfagno: tipo di muschio che tutti avrete sentito nominare. Si usa spesso per fare supporti artigianali per Aracee e per far germogliare semi e rizomi. Nel terreno io lo sconsiglio: va tenuto infatti sempre umido, e se per caso dovesse seccarsi troppo (può capitare, se vi dimenticate di innaffiare), tende a compattarsi.
  • Humus di Lombrico: questo è un prodotto ottimo e la sua proprietà è prettamente nutritiva. Fate conto che si tratti di concime a lento rilascio. Nel lungo periodo il suo effetto si estingue, quindi, se usate un buon concime liquido, va bene lo stesso.

Considerazioni finali

Se siete arrivate/i fino a qui, vuol dire che gli argomenti trattati un po’ vi hanno convinte/i. Quello dei substrati è un argomento in evoluzione e difficilmente troverete due piantologhi pseudo-esperti che usano le stesse composizioni. Una cosa però è certa: se introdurrete anche solo un terzo dei principi espressi in questo articolo, forse, un giorno non dovrete più pensare, quando una pianta sta male, “Forse le ho dato troppa acqua”.

Massimo Tortorici