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Rinvaso di una Pianta: Come e Quando Effettuarlo

Di Massimo Tortorici | Pubblicato in Caffè Tropicale il 3 – Aggiornato il 21 Feb

Il rinvaso di una pianta, questa strana operazione che sembra l’azione più facile da fare quando si compra una pianta, la si da’ quasi per scontata. Si prende un vaso più grande, si aggiunge un po’ di terriccio, e via! Chi di noi, piccoli plantlovers, non l’ha mai pensato?! Eppure, rinvasare una pianta non è per niente un’operazione semplice. Non tanto per il fatto di dover estrarre fisicamente una pianta ed inserirla in un altro vaso, quanto per il fatto che un rinvaso fatto male, non considerando i giusti fattori, può dare seri problemi alla vostra pianta. Vi è mai capitato di avere una pianta che in vaso originale, come da acquisto, andasse bene, salvo poi deperire progressivamente dopo averla rinvasata? A me sì! Questo articolo è frutto della mia esperienza personale, scandita da errori, apprendimenti e successi nei rinvasi di piante da interno (e non solo).

Quando effettuare il rinvaso

Cominciamo dal “quando” si rinvasa. E mi riferisco a due aspetti: il momento in cui la pianta ha bisogno di un rinvaso e il periodo dell’anno in cui farlo. In relazione al primo punto, i fattori che ci obbligano ad effettuare il rinvaso di una pianta sono i seguenti:

Vaso troppo piccolo

Tutte le piante che teniamo in vaso sono costrette a vivere in uno spazio a loro non congeniale, una sorta di prigione. Brutto come concetto, vero? Eppure è la realtà. Tutte loro, in natura, sono libere di spaziare e di far crescere le loro radici dove e quanto vogliono. Nei vasi in cui le teniamo non è così. Le radici crescono comunque, ma lo fanno in un ambiente ristretto, a volte facendo più e più giri lungo le pareti del vaso. Se poi le radici arrivano ad uscire dai fori di drenaggio sul fondo del vaso, dovrete stare super attente/i a non lasciare acqua nel sottovaso; da lì potrebbe partire del marciume radicale in grado di compromettere l’intera pianta. Se le radici, appunto, escono dai fori di drenaggio la pianta va rinvasata. Se non è così, una volta l’anno provate ad estrarla dal vaso, a terreno asciutto, e date un’occhiata alle radici: se disegnano cerchi lunghi chilometri tutto attorno al panetto di terra, beh, anche in questo caso è ora del rinvaso!

Substrato di coltivazione non adatto

Quando compriamo una pianta, con il terriccio ci può andare bene o ci può andare male. Il fatto che il terriccio o substrato di coltivazione non sia adatto non vuol dire necessariamente che la pianta avrà seri problemi di salute, almeno non nell’immediato. L’effetto più soft è una crescita non ottimale, stentata, nonostante le giuste condizioni atmosferiche che siete in grado di garantirle. L’effetto peggiore, che si presenta con il tempo, può essere duplice: marciume radicale, se il terriccio non è abbastanza drenante e quindi tende a rimanere tremendamente umido per troppo tempo; secchezza, se al contrario il terriccio non trattiene umidità a sufficienza. Sono due casi opposti ma facilmente individuabili. Se innaffiate e dopo 3 settimane il terreno è ancora molto umido, trattiene troppa acqua; se invece quando innaffiate l’acqua esce subito dai fori di drenaggio del vaso ma il terriccio fa fatica ad assorbirla, vuol dire che è troppo secco e vecchio. Comunque, spesso le piante vengono vendute in un mix di terra adeguato, per fortuna; il problema in questo caso potreste essere voi stesse/i, nel momento in cui decidete di fare un rinvaso! La scelta del substrato è fondamentale, lo vedremo più avanti.

Perchè la primavera è il periodo migliore per rinvasare una pianta

Decantata da tutti come la stagione unica e assoluta in cui poter fare qualsiasi cosa alle proprie piante, la primavera è LA stagione. Ora, per alcuni aspetti è tutto vero, ma per altri, come ad esempio il rinvaso, non lo è, o perlomeno non è così fondamentale. Il motivo per cui la primavera viene spinta come stagione in cui effettuare i rinvasi è una solo: la capacità di ripresa della pianta. Quando effettuiamo un rinvaso, infatti, stiamo sottoponendo la pianta ad un piccolo shock: radici esposte, spesso spezzate in più punti, cambio di micro-clima per qualche minuto, nuovo mix di terra. Già, ma quanto può essere duro questo shock? Se fate le cose per bene, è superabilissimo. Se fate le cose così e così o non vi sentite sicure/i, beh, meglio aspettare la primavera. Con la stagione della rinascita, la pianta entra nella fase vegetativa, le radici crescono più facilmente, e risulta quindi più semplice far riprendere ed assestare la vostra pianta nel suo nuovo vasetto. Se però avete una pianta che soffre o che rischia seriamente di soffrire e vi trovate in pieno inverno, beh, va bene lo stesso. Meglio effettuare il rinvaso, se può aiutarla a stare meglio, non ci sono stagioni che tengano.

La scelta del vaso: dimensioni e materiale

La scelta del vaso, quando si effettua un rinvaso, è molto importante. La parola chiave da avere in mente è gradualità. Per tutte le piante, vale cioè la regola di scegliere, ad ogni rinvaso, un contenitore leggermente più grande del precedente. Roba di 2-3 cm di diametro. Questo perchè, nel caso mettessimo una pianta in un vaso troppo più grande rispetto al suo apparato radicale, il substrato che riempie questa superficie extra rimarrebbe troppo umido e per troppo tempo, esponendo la pianta al rischio di marciume radicale. Dove ci sono radici infatti, l’acqua viene assorbita, dove non ce ne sono, invece, bisogna aspettare che si asciughi da sola. Parlando di materiali, poi, terracotta e, un pò meno, la ceramica, sono traspiranti, eliminano cioè l’umidità in eccesso dalle pareti; sono quindi ottimi per la coltivazione di piante grasse. I vasi in plastica, invece, non traspirano. Comunque, una cosa che, a mio avviso, deve sempre esserci è un drenaggio, assicurato da fori sul fondo. Solo così, quando si annaffia, l’acqua in eccesso defluisce. Per un approfondimento maggiore sulla tematica “vasi da scegliere per il rinvaso”, leggete questo articolo.

La scelta del giusto mix di terra

Eccoci arrivati al punto cruciale di questo articolo. La scelta del mix adatto è FONDAMENTALE per la salute e la crescita delle vostre piante. Gli elementi su cui valutare un mix di terra sono 3: la ricchezza di elementi nutritivi, la capacità drenante, il grado di arieggiamento. Vediamoli nel dettaglio.

Apporto nutritivo

Diciamo subito che questo elemento è il meno importante, semplicemente perché l’apporto nutritivo lo diamo con il concime. Un buon concime liquido somministrato con le dosi e i tempi giusti è più che sufficiente per nutrire le vostre piante. Se proprio volete dare un boost all’assorbimento dei nutrienti garantiti dal concime liquido, potete utilizzare della zeolite nel vostro mix di terra. La zeolite è un minerale leggero e poroso che ha la funzione di trattenere i nutrienti e rilasciarli gradualmente, garantendo alla pianta un nutrimento costante. Ovviamente, potrete sempre prevedere l’utilizzo di un concime granulare a lento rilascio, nel vostro terreno, in sostituzione del concime liquido e della zeolite. In ogni caso, un terreno senza zeolite e senza concime a lento rilascio, funzionerà lo stesso, a patto che utilizziate, quando serve, un buon concime liquido.

Capacità drenante

Questo è l’aspetto più importante da considerare quando predisponete il mix nel quale rinvasare le vostre piante. Per molte piante, si sa, avere un terriccio che rimane molto umido per diversi giorni, non è un bene. Non va bene neanche per quelle a cui si pensa che piaccia avere il terreno umido (tipo Calatee, Alocasie, etc.). No! Il terriccio, per queste piante, deve garantire un certo livello di umidità, che dev’essere, semmai, discreto e costante. Per le piante grasse invece il terriccio deve potersi asciugare rapidamente. Esigenze diverse insomma. E per esigenze diverse ci sono elementi diversi:

  • Chips e Fibra di Cocco: componenti leggeri che si mantengono discretamente umidi, una volta bagnati. Non si compattano fra loro e occupando un discreto spazio, garantiscono un buon arieggiamento.
  • Perlite e Pomice: materiali porosi, in grado di farsi attraversare dall’acqua e di trattenerne la giusta quantità da rilasciare nei giorni successivi; fondamentali per mantenere il giusto livello di umidità. Si può usare l’uno o l’altro, a me piace usarli entrambi.
  • Bark: ricavato dalla corteccia di pino, aiuta a creare spazi nel terreno, aumentando il grado di traspirazione ed evitando che le radici soffochino. Meno impermeabile della fibra di cocco, ma più facilmente asciugabile del terriccio vero e proprio.
  • Orchiata: fratello maggiore del bark, da utilizzare per rinvasi di piante importanti.
  • Terriccio universale: eh sì, c’è anche lui, per fortuna. L’unico elemento che fa fatica ad asciugarsi e che al tempo stesso tende a compattarsi con l’umidità.
  • Sabbia: la conoscete tutti, povera di nutrienti, granulare e facile ad asciugarsi.

Gli ultimi due elementi sono tipici dei terricci per piante grasse, e vi dico la verità, si trovano decentemente mixati nei terricci pre-confezionati per piante grasse. Io mi trovo bene, e le mie succulente pure! L’unico elemento che mi piace aggiungere è della pomice, per aumentarne le caratteristiche di traspirazione.

Tutti gli altri elementi, uniti sempre al terriccio universale, funzionano molto bene mixati insieme, nel caso di quasi tutte le piante da interno che non siano grasse, come spiego in maniera approfondita in questo articolo. “Già” direte, “ma come li si dosa questi elementi?” La risposta è “dipende”. Dal tipo di pianta ovviamente, ma anche da quanto volete/potete starle dietro con le irrigazioni. Il terriccio universale è l’elemento che fa la differenza. Se pensate di avere momenti in cui non potrete innaffiare le vostre piante ogni 5 giorni (nei periodi più caldi), mettetene un po’ di più; in questo modo la vostra pianta avrà umidità sufficiente per qualche giorno in più. Altrimenti riducetene l’impiego. Diciamo comunque che, fino a quando vi mantenete sotto alla soglia del 30% di terriccio universale, le vostre piante tropicali stanno una bomba!

Grado di arieggiamento

Gli elementi che lo garantiscono bello elevato li abbiamo già citati, in realtà (fibra e chips di cocco, bark e orchiata). Per cui, in questa sede specificherò solo perché è importante arieggiare il terreno. Le dico in successione: più spazio e ossigeno per radici più in salute; maggiore capacità di asciugarsi per il terreno. Non serve altro.

Irrigare o no, prima del rinvaso?

Qui siamo ai dettagli. Ma, si sa, a volte i dettagli fanno la differenza. Irrigare la pianta prima di un rinvaso ha l’utilità di fornirle l’energia sufficiente a superare i giorni successivi al rinvaso. Subito dopo il rinvaso, infatti, è meglio non innaffiare. Il motivo è legato alle radici. Quando si rinvasa una pianta, è facile rompere qualche radice. Le “cicatrici” hanno bisogno di qualche giorno per rimarginarsi del tutto e, in questo intervallo di tempo, bisogna evitare che ci sia troppa umidità nei loro dintorni, per scongiurare l’insorgere di marciume radicale o, peggio ancora, di malattie fungine. È quindi molto utile innaffiare le piante destinate a rinvaso, 1-2 giorni prima del rinvaso stesso. In particolare, il riferimento è alle aracee, marantacee, e in generale tutte le piante diverse dalle succulente. Nel caso di queste ultime, infatti, avendo loro capacità di immagazzinamento idrico, e quindi di resistenza, molto elevate, si potrà anche evitare di irrigare prima del rinvaso.

Il rinvaso vero e proprio

Qui vi do una serie di informazioni abbastanza note: sistemate dei pezzi di coccio sul fondo del vaso, aiuteranno a mantenere il fondo asciutto (nel caso vi sbagliaste con la quantità di terriccio nel vostro vaso). Rimuovete tutta la terra vecchia dal panetto radici-terra; liberatele le radici, liberatele il più possibile dai grovigli formatisi col tempo (eliminate le radici marce, se ce ne sono). Deponete la vostra pianta al centro del vaso e riempitelo con il vostro mix fino alla tacca interna del vaso (un bordo in rilievo 2-3 cm sotto il bordo vero e proprio); fate in modo che la vostra pianta abbia solo le radici interrate, non anche mezzo-tronco! Stabilizzatela, attendete tutti i giorni necessari per procedere con la prima irrigazione, e il gioco è fatto!

Considerazioni Finali

Nulla da aggiungere, solo un GRAZIE per essere arrivate/i fino alla fine di quello che probabilmente è uno degli articoli più lunghi pubblicati su pianteincasa.com!

Massimo Tortorici